Sunday, December 11, 2005

Da una barca all'altra un amore che non passa mai






Navigar m'è dolce in questo mare

di nicola giannelli

Questo blog vuole testimoniare un grande amore: quello per la vela e per il mare.
navigo da quando ero piccolo, mio padre ci portava in barca quando avevo quattro anni. Ogni anno stavamo un mese in crociera per le isole dell'arcipelago toscano. Quando avevo quattordici anni mio padre venedette la sua ultima barca. Io continuai a navigare sulle derive di amici, a Viareggio. Ogni mattina, sul tardi, montavamo l'alpa S o il 470 e uscivamo in mare. Lasciavamo a terra le nostre vite di adolescenti, i nostri amici, le ragazze e tutti i contorsionismi faticosi di quella difficile età. Da allora il mare è per me il miglior rifugio dai casini della vita terrestre.
Nel 1999 con i miei fratelli vendemmo una casa che avevamo eredito. Non volevo perdere la mia modesta quota in spese quotidiane. Così nel 2001 a Chioggia ho comprato usata la mia prima barca, un P38 del Cantiere Baruffaldi. Me lo ha venduto il titolare del cantiere stesso, Eleno, un personaggio simpatico e interessante, dal quale ho imparato diverse cose. la sorella maggiore, JNP999, è una barca splendida che se potessi acquisterei subito.
Quella della foto non è la mia barca, è un P38 che ho fotografato a Milna (Isola di Brac) qualche anno dopo. Purtroppo non ho foto digitali della Carlotta III. Le ho dato questo nome in onore a mio padre, che aveva chiamato Carlotta II la sua ultima barca. Carla era il nome di mia madre.
Con quella deliziosa barchina abbiamo navigato in Istra e isole del Quarnaro. Siamo partiti in due ma gli amici Beppe e Daniele ci hanno raggiunto a Lussino e a Krk (Veglia) e siamo stati anche in cinque a bordo!
Dopo un mese di crociera portai la barca a Fano (PS) e quell'inverno stesso trovai un compratore abruzzese che me la pagò esattamente la cifra che l'avevo pagata io. Volevo una barca più moderna.
Comprai allora a ravenna un Nytec 28 autocustruito magistralmente da un operaio dei Cantieri del Pardo, Luca Maroncelli, con interni in compensato di mogano. Come pinna di deriva Luca aveva messo la chiglia di un Comet 28 Race che secondo me era troppo leggera. Contattai il progettista, il gentilissimo Silverio Delle Rose, che mi autorizzò a fare un modifica: aggiungere cento chili di piombo in fondo alla pinna. Chiesi a Luca di fare questo a qualche altro lavoretto per me e in queste occasioni di lavoro si instaurò una buona simpatia tra noi. Lui stava costuendo una nuova barca sulla base di una stampata di un comet 1000 di provenienza, mi pare, dalla Romania. Alla fine la sua barca sembrava più un dei lavori Grand Soleil che un Comet.

In questa foto il Nytec 28 è sali, sull'Isola Lunga. Chiara è in posa accanto a lei.

Come si vede la barca ha degli interni pregiati. Però il bel tavolo è da Grand Soleil è fisso (nel progetto originale era abbattibile e si dormiva per baglio) e sia la cabina di poppa che quella di prua sono piuttosto ristrette. In pratica si stava comodi in due e stretti in quattro.

Nell'estate 2002 con io e Beppe abbiamo attraversato l'Adriatico, siamo sbarcati a Lussino e da lì abbiamo percorso le splendide isole della Dalmazia, comprese le Incoronate, fino quasi a Spalato. Abbiamo risalito il fiume Krka fino a Skradin. In due era una barca ottima, veloce ma piccola per entrare in ogni posto. Quella fu un estate di nubifragi e venti da perturbazione, ma navigando al riparo delle isole croate, le isole dell'Ammiraglio Straulino, siamo sempre stati bene.

La barca semmai era un po' leggera con venti tesi. L'anno dopo infatti sono ridisceso per la Dalmazia con la mia compagna Chiara. Era un anno di brezze molto intense e abbiamo fatto un po' di fatica a tenerla in qualche situazione. A Milna, di fronte a Spalato, due amici ci hanno raggiunto. Insieme abbiamo risalito il maestrale vivace tornando verso Lussino. In quattro la portavamo benissimo, perchè con un po' più di peso in falchetta facevamo delle belle boline. La barca in effetti era un po' stretta e questo mi dispiaceva perchè a me piace portare in mare i miei amici. Daniele e Beppe infatti hanno cominciato a navigare quando li ho portati in barca e da allora hanno imparto ad apprezzare le gioie della vela. Anche mio fratello Michele ha cominciato ad apprezzarle. A me fa piacere avere amici a bordo. Perciò la mia barca deve essere ospitale.

Eccoci tutti quanti a prendere un aperitivo sullo Spirit in uno dei luoghi della Dalmazia da me più amati: Drvenik.

Il bello di una barca piccola è la possibilità di uscire in mare anche da soli.

Lo Spirit ha la randa steccata con carrelli e un genova avvolgibile a scarsa ricopertura. Gli unici winches sono sulla tuga, facilmente raggiungibili a barca sbandata. Perciò era facile alzare e ammainare le vele ma anche virare di bordo. Inoltre la centratura del bulbo e la simmetria di carena sono tali che si può lasciare il timone fermato con un cima e andare a prua per un paio di minuti. Con il pilota automatico uscivo da solo senza problemi. Per questo un po' la rimpiango.

Comunque anche lo Spirit è stato venduto, dopo due anni, al prezzo che l'avevo pagato. Certo tutte migliorie e i lavori fatti non si recuperano, però se uno tiene bene una barca chi la compra se ne accorge.

Nel novembre del 2003 ho conosciuto a San Benedetto del Tronto quella che sarebbe diventata la mia nuova barca, lo Scaccomatto, uno Ziggurat 995 del 1981. Paolo e Antonella, i precedenti proprietari, lo avevano restaurato e curato con amore. La barca aveva un albero nuovo, un motore nuovo, e tanti lavoretti piccoli e grandi che l'hanno impreziosita. Quando si acquista una barca anziana la differenza tra un proprietario attento e premuroso e uno distratto fa una enorme differenza.

Scaccomatto è una gran bella barca. Con lei, con i 1850 chili della sua chiglia, attraversare l'Adriatico è più sicuro, il vento e le onde fanno meno paura. E' veloce e comoda, anche se non ha la cabina matrimonia a poppa. Ma ha un vero cuccettone del navigatore e una dinette matrimoniale in quadrato. Il bagno non è più passante e ci sta in piedi senza battere la testa. Insomma, è un bel passo avanti.

Con Scaccomatto abbiamo veleggiato già per la Dalmazia fino a Lastovo e Korcula, la patria di marco Polo.

Prima stava a Fano, dove la Lega Navale aveva in concessione trenta metri di banchina e dove, come si vede in questa foto, abbiamo avuto anche l'emozione di vivere una burrasca nel rifugio del porto.

Poi ci hanno buttato fuori di lì. Hanno inaugurato il nuovo marina che per me era un po' caro.

Così l'ho portata al Marina Dorica di Ancona, dove ho conosciuto gente molto simpatica, e infine a Parenzo, in Istria.

Stava per nascere il piccolo Giulio e volevo un posto dove il neonato potesse soggiornare durante le vacanze. A Parenzo c'è un delizioso marina, una bella pineta, un paese piacevolissimo.

Nel luglio del 2005 Scacco matto ha accolto con affetto Giulio, che a 32 giorni di età ha avuto il battesimo del mare navigando da Parenzo a Cittanova, in Istria.

Per Giulio Scaccomatto è stata la sua casa al mare e si appresta ad essere la cuccia delle sue prossime vacanze. Fino al nuovo amore.

In quest'ultima foto Scaccomatto è nel golfo di Medolino, in fondo all'Istria, pronta per il salto verso le isole del Quarnaro.